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Si, è vero… la voce è il primo e più naturale strumento musicale. Ma questo luogo comune, più che mai, trae tantissimi in inganno, fra gli amatori e tanti professionisti. Pochi di quest’ultimi, per fortuna, hanno invece capito che possono avere un rapporto privilegiato con il proprio strumento: le corde vocali. Quando si dice, nei fatti, essere un tutt’uno con lo strumento.

È una, fra le tante, doti dell’artista -solo cantante sarebbe riduttivo- che incontriamo oggi, con grande piacere e riconoscenza. Stiamo parlando di Daniela Spalletta. Questi, oltre al grande talento levigato da pregiati studi, ha un percorso formidabile: come la sua voce è tutto ricco, pieno, profondo ed eccezionale. Impegnata nel suo recente brano “The gift”, il dono, in realtà, lo fa lei a noi non solo con la sua musica, ma anche con questo spaccato della sua vista artistica.

Com’è nata la passione per la musica?

Come accade a molti, la musica ha sempre fatto parte della mia vita ed ascoltare musica è sempre stata una abitudine costante della mia famiglia. I miei genitori, voraci appassionati di gruppi leggendari del rock, Pink Floyd in testa, King Crimson, Jethro Tull, Gentle Giant, Dire Straits, etc, mi hanno decisamente influenzato, seppur involontariamente, nel determinare i miei gusti e una certa familiarità con quel mondo musicale, che ancora oggi mi “riporta a casa”. E’ quindi grazie alla mia famiglia se, in me bambina, si è innestata la normalità di esprimermi con il canto e di imparare a conoscermi e riconoscermi attraverso la musica; da lì, a fare della passione un lavoro, è servito tempo, dedizione e qualche giusto “schiaffo”, a temprare la volontà.

Come è stato concepito il singolo “The Gift”?

The Gift è il quinto brano del mio nuovo disco, Per Aspera ad Astra, che uscirà a gennaio per TRP Music. È dunque un brano estratto da un album e l’ho scelto come singolo, perché, all’interno del concept, costituisce in qualche modo il suo centro e chiave di volta: il buio che si fa luce, le parti che diventano il tutto, il dolore che diventa amore. Il tema della trasformazione, intesa come evoluzione spirituale, è centrale nel disco e il singolo incarna bene il momento di questa presa di coscienza: da The Gift in poi, la storia di Per Aspera ad Astra cambia in qualche modo direzione, in senso musicale ed extra-musicale.

 

E com’è nato il suo videoclip?

Grazie ad Alberto Fidone, mio fraterno amico, nonché contrabbassista del disco e produttore, insieme a me e al sound engineer Riccardo Samperi, del disco, si è presentata l’occasione di collaborare con Francesco Di Martino e Giuseppe Portuesi, straordinari talenti siciliani, che hanno curato regia, fotografia e montaggio del videoclip e che hanno saputo restituire, con le loro immagini, il significato profondo della storia raccontata nel brano, legata all’immagine del  fiore che nasce, lentamente si apre e finalmente, nonostante tutto, al momento giusto, sboccia.

E l’album da cui è estratto? Oppure è in cantiere un album che lo conterrà?

Come dicevo, The Gift è il singolo estratto dal mio nuovo album, Per Aspera ad Astra. Si tratta di un concept album e contiene  brani che ho composto e arrangiato  nel corso degli ultimi tre anni, mescolando diversi stili ed estetiche: jazz, world music, musica da camera, rock, fusion, pop, electronic, contemporary music. Uno degli aspetti più interessanti della scrittura di questo progetto è stato per me quello compositivo e, di conseguenza, l’arrangiamento e l’orchestrazione, in particolare dell’orchestra d’archi: è stato molto stimolante bilanciare ed integrare il suono dell’orchestra nella grammatica delle partiture.

 

Com’è stato il percorso dall’esordio ad oggi?

Lungo, articolato, intenso, meraviglioso. Posso dire che la musica è la mia vita e viverla professionalmente è qualcosa che assomiglia un po’ a una favola e un po’ a una vocazione. E’ anche vero che, a volte, essere donna, musicista, cantante di jazz, può essere un mix complicato da armonizzare e integrare, perché esiste e persiste, ancora oggi, una certa diffidenza nei confronti della “femminilità” nel mondo del professionismo musicale, non è solo un problema maschile, è una questione culturale. Sono comunque felice di sentire e vedere una crescente apertura e distensione in tal senso, grazie certamente alla tenacia e crescente autoconsapevolezza di tantissime professioniste, donne, madri, mogli. Personalmente, devo dire di essere molto fortunata, perché nel mio percorso professionale e musicale ho avuto la fortuna e il privilegio di incontrare e lavorare con uomini straordinari, di estrema sensibilità e onestà intellettuale.

 

Quali sono le influenze artistiche?

Decisamente mi ha molto influenzato la scena del progressive rock anni 70, perché era la musica che ascoltavano i miei genitori. Mi piacciono molte cose diversissime fra loro, da Rosa Balistreri ai Ramones, da Ligeti ai Talk Talk. Da adolescente mi sono accostata prima alla musica classica, al canto lirico e barocco, poi al jazz, alla sua multiforme e inesauribile creatività, alla sua libertà. Il jazz rimane comunque la mia più radicata identità e ha forgiato, in qualche modo, la mia forma mentis nell’approccio alla materia musicale.

 

Quali sono le collaborazioni musicali?

Ho avuto la fortuna di collaborare con artisti davvero straordinari: comincio da loro, gli Urban Fabula, cioè Alberto Fidone, Seby Burgio e Peppe Tringali, con cui ho un rapporto molto speciale, di amicizia e connessione artistica e umana, intenso e profondo; Giovanni Mazzarino, mio maestro e mentore e oggi uno dei miei più cari amici; Gegè Telesforo, uno dei miei miti musicali dai tempi di D.O.C., con cui ho avuto il privilegio di collaborare di recente, cantando nel suo ultimo disco “Il Mondo in Testa”; e poi il maestro Enrico Intra, un vero e proprio pilastro della musica in Italia, e Fabrizio Bosso, Max Ionata, Seamus Blake e molti altri…

 

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la musica?

Nella mia esperienza artistica e umana, sempre di più sperimento la profonda connessione fra musica e spiritualità. Diceva sant’Agostino che chi canta prega due volte e in effetti la musica e il canto sono da sempre legati alla preghiera, nel senso del “rendere grazie”, intendo. Esiste questo portale di comunicazione fra il cuore dell’uomo e l’universo e la Musica è uno strumento potentissimo, perché è capace di innescare l’Amore, un senso di apertura profondo ed esaltare il coraggio, il “cor habeo”, l’avere cuore. E proprio il coraggio è la virtù cruciale, senza la quale niente altro è possibile: occorre coraggio per avere fede, per amare. Del resto, tutto ciò diventa molto chiaro, quando ascoltiamo la Musica dei Maestri illuminati: Bach, Mozart, Ravel, Mahler, Coltrane, Davis, Wheeler e tanti altri… Questo è oggi per me la Musica e il messaggio che passa attraverso di essa.

Parliamo delle pregiate esperienze del TEDx, Jazzit Fest, Sikania (Live @ Milano e presso Radio Rai), Sarah Vaughan competition, per citarne alcune

Grazie, è strano, sono queste tutte esperienze che hanno rafforzato in me quel senso di gratitudine fortemente connesso con l’avere cuore, di cui si parlava prima. Il TEDx mi ha permesso di conoscere una realtà meravigliosa, fatta di ragazzi appassionati e professionisti incredibili, capaci di fare molto con poco, il potere senza limiti della creatività! Il Jazzit Fest, a cui ho partecipato tre volte in tre città diverse, è anch’esso quel tipo di esperienza artistica, culturale e umana, che ha a che fare con il gusto dell’entrare in connessione con l’umanità e i suoi luoghi, attraverso la musica, l’arte e la bellezza, il senso della vita, no? Sikania, per diverse ragioni, è stata, è e rimarrà una delle esperienze artistiche e umane più intense e profonde della mia esistenza, un vero e proprio viatico, del cui dono sarò sempre grata. E infine, la Sarah Vaughan International Jazz Vocal Competition, è stato un momento intensissimo ed elettrizzante, mi ha al tempo stesso entusiasmato e nutrito e mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, con cui sono tuttora in contatto.

 

Cosa ne pensi della scena musicale/jazz italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

Penso che la scena jazz italiana sia estremamente ricca, varia, piena di talento, di musicisti preparati e creativi, non si ha idea di quanta insospettabile bellezza ci sia ovunque. Decisamente da migliorare c’è l’ ”indotto” del mondo del jazz in Italia, rafforzare il “comparto” di questa musica, che deve mantenere, per la sua natura, la dimensione della artigianalità, poiché estranea alle logiche dei grossi numeri e del mercati più commerciali, ma ha bisogno, oggi più che mai, di un coordinamento  massiccio e concreto fra musicisti-festival-organizzatori. E tra gli organizzatori manca, a volte, quel famoso coraggio di cui sopra, la curiosità e la voglia di ascoltare il nuovo e tracciare orizzonti culturali, di investire e rischiare, ecco in questo forse si dovrebbe migliorare…

 

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigliate di ascoltare?

Il disco uscirà a fine gennaio 2021, quindi al momento l’unico brano che è possibile ascoltare o acquistare è appunto il singolo, The Gift.

 

Come stai vivendo da artista e persona questo periodo del covid-19?

Se parlo da musicista, questo è un periodo drammatico, il mondo della musica, dell’arte e in generale della cultura sono tra i più vessati, colpiti e dimenticati nella gestione di questa pandemia. Non parlo solamente dell’aspetto economico e del gravissimo impatto che il blocco sostanzialmente totale delle attività concertistiche ha avuto e continua ad avere su migliaia di colleghi e operatori del settore. E’ anche un problema più profondo, riguarda la sacralità e il rituale della musica dal vivo, ha a che fare con l’indispensabile scambio di energie, di umori fra musicisti e pubblico; questa nuova realtà rischia di cambiare a lungo il modo di fare musica e il rapporto prezioso e necessario fra chi suona e chi ascolta, ovviamente mi auguro con tutta me stessa che ciò non accada mai… Umanamente, invece, questa crisi mondiale, che ci ha strattonato dalle nostre routine e abitudini, anche quelle più nocive e cristallizzate, costringendoci a modificare il nostro modo di vivere e vedere le cose, se all’inizio mi ha destabilizzato, successivamente mi ha permesso di entrare in più intima connessione con me stessa e scoprire cose che avevo dimenticato o che addirittura non conoscevo. E’ evidente, comunque: la pandemia ci urla in faccia che dobbiamo immediatamente e drasticamente cambiare direzione.

 

Quali sono i programmi futuri?

Attendo con trepidazione ed emozione l’uscita del disco all’inizio del nuovo anno, è un “parto” che arriva in un momento di grande incertezza e instabilità, ma sono immensamente felice di mostrare questa creatura al mondo. Mi auguro presto, prestissimo, di tornare a cantare dal vivo, fare molti concerti e portare in giro la musica di Per Aspera ad Astra e il carico di emozioni che questo disco, e il tempo in cui è maturato e sta venendo al mondo, mi hanno consegnato.

 


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